Come credo capiti a tutti, abbiamo dei libri che, una volta letti, non ci lasciano niente e potremmo darli di nuovo in vendita o potremmo maledire chissà chi per averceli fatti acquistare, mentre ci sono dei libri che rileggi più e più volte e che non li lasceresti per alcun motivo al mondo.

Per me, “La filosofia del poker” di Fabrizio Mercantini fa parte della seconda categoria che ho citato.

“La filosofia del poker” è un libro che non parla di poker in sé e per sé, parla e spiega apertamente perché il poker piace a tutti, perché tutti hanno la presunzione di saperci giocare, mentre in verità coloro che sanno realmente giocarci sono un numero estremamente ristretto.

Il poker assomiglia alla nostra vita, sbagli, perdi delle mani, bluffi, recuperi, riperdi più e più volte, con una sola mano riguadagni ciò che hai perso con gli interessi, il tutto sulle montagne russe dell’emotività che ognuno di noi ha.

Però coloro che sono professionisti del gioco del poker danno sì importanza alle carte che hanno in mano dando spazio al bluff quando possibile, ma soprattutto guardano le mosse degli avversari, quante carte scartano, il movimento degli occhi, i movimenti delle mani, i vari tic, le risposte date troppo veloci o troppo lente, ovvero tutte situazioni che un ottimo osservatore rileva ed usa nella fase del gioco, spesso in quella più cruciale.

Ecco, al gioco del poker in tanti hanno l’arroganza di pensare di saperci fare, in pochissimi quelli che sono dei top player.

Ogni volta però che leggo il libro di Fabrizio ho dei flashback, delle intuizioni che mi fanno ricordare che il mondo della mediazione è esattamente come davanti ad un tavolo verde: spesso si fa credere cose che non sono, si prova a fare i simpatici quando invece si ha paura di essere fregati, si può pensare di avere in mano un punto molto alto ma non si è mai sicuri di essere vincenti.

Tutto vero, ma il mediatore è nel mezzo, ed il bluff non deve essere una sua caratteristica.

Però il mediatore bravo osserva gli altri attorno a sé, “registra” tutto ciò che sente per poi usarlo al momento giusto, studia chi ha davanti guardando il comportamento e fregandosene di ciò che dice di avere in mano, va sempre a verificare se ci sia il bluff o meno, cercando di far scoprire le carte.

Ecco, diverse inclinazioni nell’ambito della mediazione sono assolutamente simili a ciò che potremmo trovare giocando a poker, ed è per questo che, come ho già scritto in un altro articolo pubblicato, l’immobile da vendere é l’ultima cosa da prendere in considerazione, prima c’è un mondo da esplorare.

Vi consiglio di leggere Fabrizio Mercantini, vi piacerà.

Published On: Marzo 12th, 2026 /