Quante volte ho sentito questa frase esser pronunciata dai clienti/contatti, a volte detta con tono scherzoso, altre volte con tono molto più aggressivo. Ma è sempre così?
Spesso è così perché concepiamo il nostro lavoro solo come un aver l’immobile e proporlo sui portali, e per prendere un immobile da vendere potremmo non essere così etici ed ortodossi nei confronti di chicchessia.
Spesso è così perché non capiamo realmente quale sia il nostro ruolo e tendiamo a favorire una parte piuttosto che un’altra, e questo, nel caso della mediazione tipica, è un corto circuito importante.
Spesso è così perché pensiamo che il professionista sia una “cosa” e la vita privata dello stesso sia un’altra, quando invece la credibilità è unica e chi siamo nel privato influenza chi siamo nella professione e viceversa (e mi viene in mente quel collega che, con il computer rivolto verso la vetrina del suo ufficio, stava tranquillamente guardando un film porno prima ch’io entrassi per chiedere una collaborazione, e guardando la scena ho subito perso inesorabilmente fiducia nei confronti del collega stesso che io avevo cercato).
Però c’è anche chi sente questo lavoro cucito sulla pelle, che prova piacere nel capire le situazioni altrui per poter trovare il punto d’incontro e fare matching a seconda delle situazioni, che lavora a testa bassa e si dimentica anche di “staccare” le fatture per il lavoro svolto o di non controllare che siano state pagate o meno, che assorbe talmente tanto le situazioni vissute dai clienti che arrivano ad essere anche le sue.
No, non siamo tutti uguali nell’ambito immobiliare, ne sono sicuro!





